TVB MONDO GIOVANILE: PAOLO SFRISO FA IL PUNTO DELLA SITUAZIONE
Ultimo aggiornamento: 09/01/25
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Quando siamo più o meno al giro di boa in tutti i campionati giovanili, è tempo di fare due chiacchiere con il responsabile tecnico del settore giovanile Paolo Sfriso.
Inizia il nuovo anno e siamo a metà della stagione sportiva. Paolo, come sta procedendo questa stagione del settore giovanile in relazione agli obiettivi prefissati?
A metà della stagione gli obiettivi del settore giovanile sono abbastanza in linea con quanto avevamo programmato. Nelle categorie più piccole la nuova nascita di Treviso Academy è stata positiva perché abbiamo le categorie Under 13 e Under 14 che rappresenteranno all’uscita del minibasket uno sbocco per tutti i ragazzini. Per poi nelle categorie di Eccellenza 15, 17 e 19 avere un restringimento, un imbuto naturale, per quelli che saranno i ragazzini più talentuosi di Treviso e Provincia, via via poi nelle categorie superiori magari con qualche aggiunta di qualche ragazzo da fuori. Direi che il bilancio è positivo sotto questo aspetto, le squadre di Eccellenza si stanno battendo nelle rispettive categorie con risultati alterni ma dimostrandosi all’altezza e competitivi, e nelle categorie più giovani, compreso il minibasket, i numeri ci danno ragione!
Numeri sono in crescita e buoni risultati in tutte le categorie, soprattutto l’ottima Under 17. L’espressione massima del settore giovanile è però la squadra Under 19: i ragazzi di Saccardo impegnati su più fronti e si stanno rivelando un bacino importante anche per la prima squadra. Come descrivi questa stagione della squadra più “grande” del settore giovanile?
Per quanto riguarda, nello specifico l’annata Under 19, che è l’ultimo anno del settore giovanile, devo dire che questa nuova collaborazione che abbiamo intrapreso con il Basket Montebelluna e che porta i nostri ragazzi, compreso il nostro staff, a cimentarsi in una categoria seniores molto impegnativa come la B Interregionale, da un lato diventa un impegno molto importante per i ragazzi stessi, dall’altro una grande opportunità. Nella B Interregionale trovano uomini o comunque giovani giocatori però già di esperienza di campionato seniores e viceversa nella loro categoria Under 19 sono impegnati dalla NextGen a incontri interregionali, per cui si si confrontano con i migliori giocatori della loro età. La speranza è riuscire ad arrivare più avanti possibile nelle fasi finali del campionato Under 19 e, contemporaneamente, riuscire a essere un sempre più competitivi nella categoria di B Interregionale, dove di fatto nelle ultime partite i ragazzi hanno dimostrato di poter giocare punto a punto, quasi fino alla fine, se non fino alla fine, e quindi rispetto il grande gap che c’è stato nelle prime partite, ora le gare sono sempre equilibrate sul filo del rasoio e qualsiasi formazione deve dar seguito a tutte le proprie risorse per battere i nostri giovani. Questa è una maturazione che serve anche in funzione di quanto i giovani impegnati di contorno con la serie A durante gli allenamenti settimanali possono contribuire a uno sviluppo di un allenamento quanto più efficace per la prima squadra. Per cui direi che anche sotto questo aspetto, guardando gli allenamenti della Serie A, soprattutto nei momenti in cui c’è stato bisogno per qualche infortunio, devo dire che si stanno dimostrando all’altezza.
La tua esperienza è enorme: che differenze trovi nei ragazzi di oggi rispetto a quelli dei tuoi primi anni da allenatore?
Fare un paragone con i ragazzi che ho allenato nei primi anni ’90 e quelli che sto allenando adesso negli ’20 a Treviso Basket è veramente molto difficile perchè sono proprio cambiati i paradigmi della società e della pallacanestro. La società li vuole sempre più veloci, sempre più con mille interessi e un livello di attenzione forse diminuito; e la pallacanestro li vuole sempre più fisici e atletici con un gioco forse meno razionale e più istintivo. Di sicuro una cosa che balza agli occhi è il grande atletismo che questi ragazzi esprimono, anche perchè c’è una preparazione atletica molto più massiva e impostata sul lavoro con la pesistica, quando invece in passato era impostata più sull’atletica: questa è una differenza veramente sostanziale. Un tempo, i ragazzi che schiacciavano a canestro a fine del settore giovanile, erano un paio per squadra… adesso se non schiacciano tutti poco ci manca. Questo dà la misura della diversità fisica del gioco e di conseguenza il gioco è completamente diverso. A livello di passione non trovo grosse differenze, anzi devo dire che i ragazzi di adesso sono quasi più professionali dei ragazzi degli anni ’90, nel senso che vivono l’allenamento quasi come un lavoro. Una volta c’era molta più spontaneità, molto più gioco libero al campetto e forse qualche ora in meno con l’allenatore. Questa cosa posso riassumerla con il fatto che sono giocatori un po’ meno creativi rispetto a una volta, vuoi perchè il gioco è talmente veloce che è anche difficile esprimersi in modo creativo, vuoi perchè ci sono meno ore di gioco di playground e sfide individuali e c’è molto più gioco guidato dall’allenatore stesso.
Ci lasci con un consiglio ai giovani cestisti?
Il consiglio che mi sento di dare è proprio quello di vivere un po’ di più il playground. Questo mi viene da dirlo sia ai ragazzi che forse addirittura ai miei colleghi allenatori. Quando un ragazzo va al campetto sicuramente non ha le stesse correzioni che può avere dall’istruttore, che tra clinic, corsi e informazioni reperibili online rispetto a una volta è più preparato, ma alla fine, quello che serve ai ragazzi è interiorizzare e rendere propri tutti i suggerimenti, movimenti e fondamentali tecnici e tattici che si sviluppano solo giocando… e questa è una cosa che un po’ forse manca nelle giovani generazioni.









